I redattori
Da bambina tutto ciò che era creativo mi attirava. I grandi dicevano che avevo un’indole da artista. Capii che, se non con un pennello in mano, dovevo trovare comunque il modo di esprimere il caos che avevo dentro. Scrivere sarebbe stato il sistema. Ricordo che un giorno, avrò avuto 17 anni o giù di lì, fui folgorata da un articolo su una rivista. Le parole si increspavano, correvano, espodevano nella pagina. Il giornalista come un ragno catturava per sempre la realtà, impigliandola in una filigrana di lettere e punti. In quell’istante realizzai che nella vita DOVEVO fare altrettanto. O almeno ci dovevo provare. Perciò a 19 anni bussai alla porta di un quotidiano della mia città, Bari, chiedendo di collaborare. Due anni dopo mi ritrovai in mano l’agognato tesserino da pubblicista. Intanto frequentavo l’università: 38 esami più tardi, sarei diventata dott.ssa in Giurisprudenza con un 110+lode “sudato”. Passando attraverso stage in due tiggì, alcune collaborazioni e diverse scorribande giuridiche, ora eccomi qua, da praticante giornalista. Sempre meglio che lavorare, no?! Per il resto, mi diletto leggendo saggi di psicologia, e se dipendesse da me starei sempre rinchiusa in una sala cinematografica. Infine una frase che amo: "Il modo migliore di predire il futuro è di inventarlo”.(A.Kay)
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Le fotografie di Erika Tomasicchio (9)