Il magistrato barese in un incontro all'Ordine dei giornalisti
Stampa e giustizia, a lezione dal pm Rossi
Il processo penale, croce e delizia della stampa. Conoscerne le fasi e i meccanismi è d’obbligo per un buon giornalista. Specie per i cronisti di giudiziaria, segugi di palazzo di giustizia che ogni giorno si aggirano in procura tra carte bollate, verbali d’udienza e pagine di intercettazioni alla ricerca dell'ultima notizia.
Ad illustrare i segreti per una corretta informazione sul tema giustizia è stato Roberto Rossi, pm della Procura di Bari, nel corso di un seminario organizzato dall’Ordine dei giornalisti di Puglia. Un incontro rivolto alle nuove leve della professione, ma anche ai giornalisti interessati a comprendere i profili più oscuri della legislazione processuale, in un settore della cronaca in cui correttezza e precisione rivestono enorme importanza.
Che differenza c’è tra l’arresto in flagranza e la quasi flagranza? Quali sono i presupposti che fanno scattare le manette ai polsi, e chi può fare ricorso al tribunale delle libertà contro l’applicazione di una misura cautelare? Sono solo alcuni dei tanti argomenti toccati da Rossi in una chiacchierata di circa due ore durante la quale il magistrato barese ha brevemente passato in rassegna la prima fase del procedimento penale, quella delle indagini preliminari, sciogliendo alcuni dubbi dell’uditorio anche su altri nodi del rito penale, come l'acquisizione delle prove e il dibattimento. Una lezione di procedura penale pensata per chi il processo lo guarda e lo racconta dall’esterno, una categoria di professionisti divisi tra l’ansia di svelare i retroscena e il dovere di informare con verità e correttezza.
«Solo un cattivo giornalismo giudiziario può pensare di risolvere i casi costruendo modellini senza leggere gli atti processuali» ha detto il pubblico ministero, sottolineando la propria preferenza per un’informazione costruita sulle carte del processo, anziché sulle indiscrezioni provenienti dai corridoi della giustizia. Un invito quello di Rossi, a raccontare fatti e circostanze attraverso le fonti ufficiali, per evitare errori e pericolose fughe di notizie oggi quantomai frequenti, che molto spesso finiscono per incidere sugli esiti dei processi. La stessa esigenza alla base della recente iniziativa della procura barese di introdurre in tribunale un ufficio comunicazione. Una sorta di ufficio stampa che si propone come canale istituzionale delle informazioni, con l’obiettivo di scongiurare l’errata interpretazione dei fatti o la diffusione di notizie false.
01/03/2010
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