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 Cronaca

Bari, facoltà di Medicina respinge la figlia di un primario
Caso Fiorella: è finita “Parentopoli”?


di Anna Memoli- memoli@apfg.it (Letto 187 volte)

Il consiglio della facoltà di medicina di Bari dice no all’ingresso della figlia di un primario. Maria Luisa Fiorella, figlia dell’ordinario della clinica di Otorinolaringolatria e Oftalmologia, nonché ricercatrice nel dipartimento diretto dal padre Raffaele, si è vista negare un posto da associato. La dottoressa risultava vincitrice di un concorso bandito cinque anni fa. In quell’occasione il  preside della facoltà Antonio Quaranta aveva chiesto un parere al comitato dei Garanti del codice etico su come comportarsi.   Va ricordato che la votazione riguardava anche l’assunzione del bresciano Giorgio Peretti. Nessuno dei due è risultato idoneo: 43 i voti per la Fiorella, 27 per Peretti, 33 schede bianche e 6 nulle. Quorum non raggiunto, quindi.

Una decisione che ha spaccato la facoltà di Medicina e tutto il mondo della sanità. Area di scontro: l’applicazione del codice etico. Perché per molti non è stato rispettato correttamente; per altri una «decisione significativa da seguire sempre in futuro». Un evento epocale, esultano alcuni. Il primario di neuroradiologia, Aristide Carella, invece, la definisce «una decisione bizzarra, perché viene colpito solo questo caso». «La votazione si è svolta nella massima trasparenza e nel rispetto delle regole», tiene a precisare, in un primo momento, il preside della facoltà. Ma dopo le polemiche che la decisione del consiglio ha suscitato, Quaranta ha ritenuto opportuno inviare una mail a tutta la comunità accademica per esprimere le sue perplessità. «Bisogna cambiare il codice», fa sapere Quaranta.

«Soltanto una norma legislativa potrebbe impedire alle pubbliche amministrazioni di assumere personale con vincoli di parentela con i propri dipendenti». Questo perchè, secondo il capo di medicina, non esiste ad oggi una legislazione che impedisca ai figli di nomi già noti nei pubblici impieghi di partecipare a concorsi pubblici ed essere assunti. Il codice etico, entrato in vigore nel 2007, vieta a persone imparentate tra loro di  lavorare nello stesso dipartimento. «Ma contiene, di fatto – precisa Quaranta – norme regolamentari che non costituiscono norme di legge». Facile, quindi, incorrere in situazioni come questa, cioè di figli di baroni vincitori di concorsi, proprio come i loro padri.

Il papà della dottoressa «rifiutata» ha annunciato di verificare la legittimità dell’operato del consiglio di facoltà. E proprio per questo le associazioni studentesche temono una seconda votazione. La paura riguarda un eventuale ripensamento del consiglio. «Non vogliamo - spiega il consigliere di amministrazione di “Link”, Leonardo Madio - che l’università barese sia ricordata come quella dei nepotismi». 

Sarà interessante capire come andrà a finire l’intera vicenda. E soprattutto quali influenze avrà il caso sulle future prove concorsuali all’Università di Bari, bandite nello scorso 2008, per gli ambiti posti da ordinario, associato e ricercatore. Le commisssioni sono pronte: scelte a sorteggio, come ha voltuo la ministra Mariastella Gelmini. Per evitare nepotismi, è stato detto. Si vedrà.

 
26/02/2010 
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