Ricerca articoli
Cerca per parola chiave
 
\\ Home Page : Articolo
 Cultura&Spettacoli


Quando il Festival canta l'Italia


di Teresa Fabbricatore- info@apfg.it (Letto 81 volte)

Donne d’Italia alla riscossa. Non più veline sbarazzine e imbarazzanti. Dalla Polverini alla Bonino, dalla Bresso alla Poli Bortone: un rosa carico avanza, sottrae posti al presenzialismo maschile e vince. Non per avvenenza. Non solo nell’esercizio del potere. Antonella Clerici: mamma della tv e 53,21% di share conquistati a suon di curve burrose e sana gavetta. Non una filiforme, svampita, neofita del mezzo.

Non sfoggia particolari doti in canto, ballo. Zompetta sui tacchi vertiginosi. Il suo non è lo sguardo da attricetta alla conquista del posto in una fiction. E non è più giovanissima. Eppure su quel palco, dove direttori di rete hanno centellinato la presenza delle donne alla conduzione, vince. Trionfa e sbaraglia i numeri di Bonolis che parevano dover rimanere per anni paradigmi assoluti del successo di un carrozzone come quello di Sanremo. Spettacolo che da anni arrancava, agonizzava sotto il peso della sua stessa mole. Quella “Antonelliana” ha stupito per la sua architettura semplice. Niente dopo festival, doppie conduzioni, siparietti finto comici. Eppure lo spettacolo è apparso rivoluzionario perfino per un veterano dell’evento festivaliero come Pippo Baudo. Le settimane prima del Festival sono state dedicate al solito toto-ospiti. Clinton non Clinton, Fiorello, Cristian de Sica: uomini carismatici per garantire share adeguato e non far sfigurare la scelta del nuovo direttore Mauro Mazza appena insediato alla guida di Rai uno. Non come Fabrizio Del Noce: ha preferito una ex miss secondo posto Italia, la Isoardi, alla guida della “Prova del cuoco”. Programma per casalinghe disperate ai fornelli che “Antonellina” aveva personalizzato tanto da rendere la sua conduzione un format nel format: assaggiava tutto quello che veniva cucinato senza che il suo volto tradisse lo spauracchio dei chili di troppo. Impastava, frullava, spesso si lasciava andare a battute ambigue sulla scia del binomio cibo-sesso. Una sciura della porta accanto che sogna abiti da favola, con la quale raccontarsi l’ultimo gossip di Novella 2000. Poco diva Antonella. Non come Emanuele Filiberto. Principe in principio sdoganato proprio dalla tv. Da Quelli che il calcio di Fazio. Un principe timido commentava le partite dell’amata Juve. Politico prima, ballerino poi cantante ora. Si ritiene soddisfatto del successo. Non il pubblico in sala che fischia. Quello invisibile del televoto. Perché il popolo è sovrano ed è stato lui a decretare il suo secondo posto. Un po’ come in politica dove la maggioranza si sente legittimata dal risulto delle urne a lavorare in forza di decreti legge e voto di fiducia. E non importa se non si conosce la Costituzione, se si confonde il Darfur con un sinonimo del fare in fretta. Non è la bravura che conta. Ormai siamo un paese che ha digerito l’idea che il merito non premia. Siamo i furbetti del tastino. Quello del cellulare. Siamo quelli dell’aiutino. Che non si scandalizzeranno dell’ipotesi che i cantanti possano aver comprato voti dalle società telefoniche. Nell’era del virtuale il telespettatore televota e tele-ama i personaggi che mamma tv partorisce, accarezza e sculaccia. E la mamma in un’Italia di bamboccioni è sempre la mamma.

 
22/02/2010 
Articolo Articolo  Storico Storico Stampa Stampa
 
Nessun commento trovato.

Anti-Spam: digita i numeri CAPTCHA
Testo (max 1000 caratteri)
Nome
e-Mail / Link


Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.